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FINE ANNI 70: LA CALDERA E IL FUOCO STIMOLATI DALLE TRIVELLE.

FINE ANNI 70: LA CALDERA E IL FUOCO STIMOLATI DALLE TRIVELLE

Fine anni ’70: la caldera, il fuoco e la trivella

A Pozzuoli, tra la fine degli anni ’70 e le fasi più delicate della crisi bradisismica, il sottosuolo non fu soltanto osservato: fu anche perforato. In un’area già fragile, urbanizzata e segnata da movimenti continui del terreno, le trivellazioni aprirono una delle pagine più controverse della storia dei Campi Flegrei.

La questione non riguardava solo la ricerca scientifica. Sullo sfondo c’erano il possibile sfruttamento geotermico, il monitoraggio della caldera e il tentativo di capire meglio un sistema vulcanico complesso. Ma c’era anche un dubbio più profondo: quanto era davvero prudente intervenire con perforazioni pesanti in un territorio così instabile?

I sondaggi di fine anni ’70

Le ricostruzioni disponibili parlano di 11 sondaggi profondi effettuati da una joint venture Agip/Enel, sia all’interno sia all’esterno della caldera dei Campi Flegrei, fino a 3.040 metri di profondità. I pozzi realizzati in area interna furono poi tombati perché i fluidi estratti non risultarono adatti allo sfruttamento geotermico.

In altre parole, si scavò molto, ma il risultato non portò alla soluzione sperata. Quelle perforazioni mostrarono quanto fosse difficile trasformare l’area in un sito energetico, e quanto il sottosuolo flegreo fosse più complesso di quanto lasciasse immaginare una semplice logica di sfruttamento.

Il progetto successivo

Anni dopo, il tema tornò con il Campi Flegrei Deep Drilling Project, presentato come un grande progetto di ricerca sulla caldera. L’iniziativa coinvolgeva l’INGV Osservatorio Vesuviano, Amra scarl e Bagnolifutura spa, con il sostegno dell’ICDP e l’uso della trivella InnovaRIG.

Il progetto prevedeva due pozzi esplorativi nell’area di Bagnoli: uno fino a 500 metri e un secondo fino a 4 chilometri. L’obiettivo dichiarato era scientifico, ma il dibattito si accese subito perché molti videro in quelle perforazioni un rischio eccessivo per un territorio già esposto a forte tensione geologica e sismica.

Il fronte critico

Non mancarono opposizioni forti. Alcuni studiosi sostennero che, all’epoca, non esistesse una tecnologia davvero sicura per operare in un’area così urbanizzata. Il problema non era soltanto tecnico, ma anche politico e sociale: chi decide se una trivellazione è accettabile in un contesto così delicato?

È proprio qui che la vicenda di Pozzuoli diventa più ampia della semplice cronaca locale. Le trivellazioni non furono percepite come un dettaglio, ma come il simbolo di un rapporto difficile tra scienza, interessi energetici, sicurezza pubblica e fiducia dei cittadini.

Una storia che pesa ancora

Oggi, quando si parla di Campi Flegrei, la memoria di quelle perforazioni torna puntualmente nel dibattito. La caldera non è mai stata soltanto un oggetto di studio: è un territorio vivo, abitato, vulnerabile. E proprio per questo ogni foro nel sottosuolo continua a evocare una domanda inevitabile: fino a che punto si può spingere la ricerca senza superare il confine della prudenza?

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