Alle 5:50 di stamattina una scossa di magnitudo 4.4 ha svegliato i Campi Flegrei. Scuole chiuse, treni fermi, sopralluoghi. Tutto si muove veloce dopo un sisma. Ma una domanda rimane spesso senza risposta: cosa succede a chi non può scendere le scale da solo? A chi dipende da un respiratore? Nella zona rossa dei Campi Flegrei vivono circa 500.000 persone. Una parte di loro — anziani soli, persone con disabilità motorie, sensoriali o cognitive — affronta ogni scossa con una vulnerabilità che le procedure standard non sempre riescono a intercettare.Sulla carta c’è. Nella realtà, meno.I piani di protezione civile prevedono un sistema di registrazione delle esigenze delle persone fragili e un’evacuazione per scaglioni con assistenza dedicata. Ma tra il piano e la realtà il divario è spesso enorme.Quante persone con disabilità vivono nella zona rossa? I dati esistono — tra INPS, ASL e Comuni — ma raramente sono integrati in un registro operativo consultabile in emergenza. Le aree di attesa sono accessibili a chi usa ausili per la mobilità? I comunicati dei sindaci esistono in LIS o in testo semplificato per chi ha disabilità cognitive? Quasi mai.Cosa serve, concretamente Non si chiede l’impossibile. Si chiede che la disabilità entri nella pianificazione ordinaria come variabile strutturale, non come caso eccezionale:Registro comunale delle fragilità condiviso con la Protezione Civile aree di attesa accessibili per standard, supporto ai caregiver, spesso invisibili nei piani di emergenzaI Campi Flegrei vivono con il rischio sismico come condizione permanente. Questo impone una cultura dell’emergenza che non lasci indietro nessuno. Stamattina, mentre molti scendevano in strada spaventati, qualcuno era bloccato in casa, in attesa che qualcuno arrivasse.È di loro che dobbiamo parlare, anche quando la scossa è finita.

